È il 2021, dopo 12 anni passati a vivere in grandi metropoli, torno a vivere nel paesino in cui ho passato infanzia e adolescenza. Il rientro non è una scelta, ma una conseguenza: assenza di lavoro, impossibilità di muoversi, fine improvvisa di una mobilità che aveva definito la mia vita e il mio lavoro. Il progetto si sviluppa all’interno della cosiddetta “nuova normalità”, fatta di immobilità, ripetizione e adattamento forzato. È il mio primo lavoro apertamente introspettivo: non c’è ricerca dell’evento né distanza critica, ma una registrazione quotidiana di una presenza obbligata. Le immagini sono statiche, ordinarie, spesso prive di un interesse evidente. Non raccontano un ritorno né descrivono un luogo, ma documentano una fase di transizione, in cui l’assenza di movimento diventa il soggetto stesso del lavoro.
Il progetto è stato distribuito in via privata, in forma di stampe fine art su carta di cotone
Quello presentato qui è un estratto del progetto complessivo​​​, se vuoi vedere il resto scrivimi!
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